Tipi di nonne: le "miracolose"

Le nonne “miracolose” sono figure mitiche, quasi leggendarie, che svettano sul resto della fauna parentale delle nostre feste natalizie, ma che ritroviamo anche davanti alle scuole e nei parchetti, pronte a diffondere il verbo dell'incredibile esistenza di un miracolo come il loro nipotino.

 

 

Le “miracolose” sono infatti le parenti (in genere donne, più raro trovare “miracolosi” uomini) che vivono per cantare le gesta del nipote prediletto. Perchè per le “miracolose” non basta un'Iliade o un'Odissea per esaltare ogni minima minchiata compiuta dal bambino in questione.

Intendiamoci: non parliamo di gente cattiva, per carità. Anzi, anche le nonne miracolose sono brava gente.

E' solo che il loro sentirsi un po' Sant'Anna, nonna Gesù alla lunga può diventare piacevole, per chi le frequenta, come sedersi in estate sull'ortica.

 

Perchè il problema delle “miracolose” non è come nel caso delle “visionarie” (di cui parlerem presto) l'inventarsi cose che non stanno né in cielo né in terra e poi spacciartele per vere. Le miracolose prendono la normale azione di un bambino di X anni e la trasformano nell'Epopea di Gilgamesh.

Magari siete in un gruppo, ad una festa di compleanno e lei ti si avvicina, ti si appende ad un braccio e con voce altissima ed estasiata grida: HAI VISTO LA MIA NIPOTINA??? HA APPENA SALUTATO TUA FIGLIA!!!!!!!!!

Lasciandoti intendere l'infinita commovente incredibile gentilezza di quell'essere superiore che è sua nipote che ha appena compiuto l'incredibile azione di venire a salutare tua figlia, che invece è polvere della polvere.

 

Ma questo vale per ogni cosa. La miracolosa segue passo passo il nipote o la nipote richiamando l'attenzione sulle sue azioni e sulle sue parole con la faccia dell'Arcangelo Gabriele che va ad annunciare a Maria l'arrivo di Gesù.

Il problema delle nonne miracolose è che il loro atteggiamento può andare a pesare sul bambino che non c'entra niente. Da un lato, a forza di essere considerato un miracolo, un po' ti ci cominci a sentire. Dall'altra a forza di essere considerato un miracolo, se poco poco hai la sfiga di avere fratelli o cugini che invece miracoli non sono, rischi di andare anche un po' sulle balle.

Calmatevi allora, care nonne "miracolose": contate fino a dici prima di ritenere INCREDIBILE l'azione dei vostri nipoti.

 

E sappiate che tutti i nostri figli, a modo loro, sono un po' miracoli!

 

 

(nell'immagine vedete Sant'Anna, l'unica nonna che aveva il vero diritto di fare la miracolosa)

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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L'estate dei bambini

L'estate dei bambini ha una luce speciale: è come se il sole fosse più luminoso, visto attraverso i loro occhi, mentre si rincorrono sul prato.

 

E' come se la libertà tornasse bambina anch'essa, e diventasse assoluta e totale come solo i piccoli possono essere. Una libertà che ha il profumo della loro pelle abbronzata, il suono della loro risata quando li scopri a nascondino.

 

L'estate è una stagione benedetta per i bimbi, che dormono quanto vogliono, mentre la luce del sole filtra dalle persiane e da ai loro capelli riflessi giocosi. È il momento di lasciare da parte i compiti e tutto il resto, di correre a piedi nudi scalciando le ciabattine, di sporcarsi di gelato dalla testa ai piedi.

L'estate è l'istante delle scoperte, dei nidi nascosti tra le siepi, dei pomodori appena raccolti dall'orto dei nonni, così rossi e perfetti che sembra quasi peccato mangiarli.

 

È il momento della caccia alle lucertole, delle stelle cadenti la sera, quando accocolati tra le braccia di papà si scopre che oltre al mondo che conoscono ce n'è un altro fatto di luci lontane, verso le quali si vorrebbe volare.

L'estate è imparare ad andare in bicicletta, è il periodo delle ginocchia sbucciate, delle meduse antipatiche, che però non li fermano mai e il loro sorriso quando ti portano una conchiglia o un sasso strano e il loro orgoglio quando iniziano a nuotare da soli, e la loro bellezza quando te li stringi così forte che vorresti rimmetterteli dentro al cuore, ti lasciano senza parole.

 

L'estate è tutta un profumo, alla scoperta del basilico, della salvia, del timo, della menta, che solletica il loro nasetto quando li mandi a cercare gli aromi per preparare la cena.

Ma l'estate è anche il tempo nostro. È indugiare a letto mentre loro ci raggiungono per fare la lotta, è la colazione tutti insieme, è inventarsi una gita dell'ultimo minuto e passare la giornata a scoprire posti bellissimi.

 

L'estate sono le coccole anche se fa caldo, vedere i loro occhi che cambiano colore col sole, fare una passeggiata la sera senza pensare al lavoro il giorno dopo.

 

Benedetta l'estate dei bambini, e anche quella dei grandi, se possiamo passarla cuore a cuore con loro.

Buona estate a tutti!

 

 

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L'ultima attesa

 


Esattamente 5 anni fa, alle 14 del pomeriggio, me ne stavo perplessa e digiuna seduta in una stanza dell'Ospedale di Macerata. Perplessa perchè avevo mille cose da fare e mancava una settimana all'arrivo di Matilde, digiuna (e in quel momento era la cosa in assoluto peggiore) perchè avevo fatto la visita prechirurgica in attesa del cesareo che mi aspettava la settimana dopo.

E invece di tornare a casa a finire la valigia, invece di andare all'incontro con la Giunta che mi aspettava nel pomeriggio e a quello con Consiglio comunale della sera, si erano accorti che Matilde aveva già praticamente un piede fuori e non volevano nemmeno mandarmi al bar a mangiare qualcosa.

 

Io avevo il cuore pesante, perchè ero uscita di casa di corsa, lasciando Tommy con mia mamma, e contavo di tornare per le 11 e continuare il giro delle cose da fare. Non lo avevo preparato alla nostra separazione, ne avevamo parlato, ma non l'avevo salutato sul serio. Lui era il mio folletto riccio e biondo, che la sera passava le ore a parlare alla sorella ancora chiusa nella mia pancia. E quella mattina con le analisi che mi aspettavano e le varie visite gli avevo dato un bacio volante e gli avevo detto ci vediamo tra poco.

 

E mi ero ritrovata seduta su quella seggiola, senza un pigiama, senza la valigia, a dare indicazioni di lavoro alle persone che contavano su di me in quei giorni. A sentire quei dolori che diventavano sempre più forti.

 

Sono le ultime ore della vita in cui aspetto di conoscere un figlio e ultime ore in cui mi appoggio le mani sulla pancia per sentire le giravolte della mia adorata, gli ultimi minuti in cui provo a immaginare come sarà, prima di averla vista. Sono ancora una navicella spaziale che traghetta un bimbo dal nulla al nostro mondo. Sto per terminare il mio viaggio e lo faccio con un po' di anticipo.

 

Sono spaventata per tutto quello che mi aspetta e più di tutti per il buio dei giorni e delle settimane dopo il parto.

 

Per l'ultima volta mi specchierò in due occhi nuovi di zecca, per l'ultima volta terrò una manina minuscola tra le mie e ne conterò le dita, e poi quelle dei piedi, e sentirò quell'odore che ho ancora ben stampato nella memoria, che hanno i piccoli appena nati.

 

Ma in quel momento sono così presa dal pensare a tante cose che il tempo vola via, e arrivano mio marito e Tommaso e se ne vanno poi la sera, e i medici pensano di farmi il cesareo d'urgenza di notte, ma io sono terrorizzata all'idea che Tommaso a vedere scappare via il papà si senta davvero abbandonato. E così mi fanno un'iniezione e poi vado in silenzio in bagno a pestare i piedi per il dolore e parlo con Mati. Ti prego amore mio, ti prego, aspetta ancora un po', che la mattina è vicina. E così fa. E me la immagino che si gira su un fianco come fa adesso che è ora di andare a scuola e invece di alzarsi vuole riprendere sonno.

 

 

Ci faremo compagnia per l'ultima notte una dentro l'altra. Io sognerò lei. Lei forse, avrà sognato me.

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10 cose che fanno di me una casalinga disperata

Lo ammetto. La casa non è il mio regno. Invidio profondamente chi tira avanti una casa impeccabile, dove ogni cosa è perfetta: io sono un vero disastro. Sarà che dedico poco tempo alle faccende, sarà che sto sempre con la testa da un'altra parte: ed ecco 10 cose che fanno di me una casalinga disperata!

 

1.Aprire il forno per controllare la cottura mettendo sempre la faccia davanti. E' più forte di me. Nonostante le innumerevoli svampate da forno, continuo ad aprire con la faccia proprio lì davanti. E continuo a fondermi le lenti a contatto. Il prossimo forno che comprerò dovrà avere la scritta “SCANZATI PRIMA DI APRIRE!!!” ben visibile sul vetro.

 

2.L'ultimo pezzo da mettere in lavatrice. Faccio la cernita dei colori. Controllo in maniera minuziosa di aver messo tutto. E ovviamente a dieci minuti dal lavaggio iniziato mi ritrovo in mano dei pantaloncini rossi che dovrò aspettare una settimana per lavare.

 

3.Mandare i figli in giro mezzi stirati e mezzi no. Questa è per l'estate. Le magliette trovo la forza di stirarle, ma arrivata ai pantaloni mi dico ma dai...questi non li guarda nessuno...e così i figli vanno a scuola con una t-shirt impeccabile e un paio di pantaloni disastrosi.

 

4.Spaiare i pigiami. Ci sono sere in cui i pargoli sono stanchissimi, e io non trovo un pezzo di pigiama. E così tiro fuori a caso un pantalone o una maglietta dal cassetto della biancheria, e mi porto dietro la condanna del piagiama spaiato per almeno un mese.

 

5.Cancellarmi le impronte digitali quando taglio la verdura. Un altro grande classico. Taglio con grande energia le zucchine o le patate con quell'attrezzo di cui non ricordo il nome, con tanta e tale energia che il mio pollice ci rimette sempre il primo strato di pelle.

 

6.Afferrare il cucchiaio che ho lasciato appoggiato sulla padella. Anche qui repetita non iuvant. Ma è un grande esercizio di autocontrollo non imprecare dopo l'ennesima scottaura.

 

7.La ragnatela sul lampadario. Ho ospiti. Pulisco tutto come non ci fosse un domani. Ovviamente mi resta la ragnatela sopra il lampadario che sta diretto sul tavolo della sala, che magari la gente nemmeno nota, se non fosse per mio figlio che se ne fa un vanto: Ehi ma voi non le avete mica ragnatele grandi come le nostre!! Olè.

 

8.Scordarmi di pulire sotto il divano. Come sopra. Ma in genere ci pensa mio marito a scoprire gli altarini, decidendo di spostarlo all'ultimo con la gente già presente in casa.

 

9.La collezione di calzini. Ho un museo intero di calzini spaiati. Che fine abbiano fatto i compagni dei supersiti, davvero non lo saprò mai.

 

10.Il fazzoletto di carta in lavatrice. E sempre in quella dei panni scuri. Che ve lo dico a fare?

 

 

E cosa fa di voi una casalinga disperata??

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Malattia? No, magia!

Un giorno di qualche settimana Tommaso m’interrogava su di una persona che aveva fatto parte brevemente della nostra vita ma che non vedevamo da tempo e mi chiedeva se fosse buona o cattiva. Una domanda schietta da cinquenne: a questa età o si è bianchi o neri. Io dissi la mia e lui asserì, con la massima tranquillità… allora è così, la macchinetta aiuta il tuo cuore a capire come sono le persone. Dopo un attimo di buio mi sono illuminata: stava parlando del mio pacemaker! E sono rimasta senza parole.

 

Da dieci anni ho questo oggetto che mi aiuta a vivere: grazie ad esso sono potuta diventare mamma (vabè anche grazie a mio marito) e godermi tanti giorni…che altrimenti sarebbero finiti troppo presto. Non ne ho mai fatto mistero: ho faticato all’inizio ad accettare una situazione che mi bollava come disabile, ma poi ho capito che non ci può vergognare di una malattia. Non guardo spesso la cicatrice che mi arriva alla spalla, ma non ho permesso che il giorno del mio matrimonio fosse coperta in nessun modo: era parte di me.

 

I miei bambini, fin da piccoli hanno saputo che la loro mamma è bionica ma che devono fare attenzione quando giocano con lei o le tirano pallonate. Una wonder-woman un po’ fragile insomma, che qualche volta si stanca troppo presto e ogni tanto si fa un giro al pronto soccorso: ma poi torna sempre. E ora Tommaso arrivava a darmi questa sua interpretazione della mia malattia: non qualcosa che toglie, ma che dà la capacità di scrutare nell’animo altrui. Non un oggetto che aiuta il mio cuore a battere, ma che lo fa ascoltatore privilegiato dei cuori di chi mi è vicino. Come se io fossi magica.

 

E volete sapere una cosa? Mi ci sono sentita davvero: così magica da meritare (forse) l’amore di un figlio che mi crede la migliore di tutti. E vorrei che ogni mamma potesse sentirsi così: ma lo vorrei soprattutto per quelle mamme malate, che in qualche modo sono state colpite nel corpo, che affrontano ogni giorno una grande fatica, ma continuano a lottare. E a crescere figli speciali, capaci di trasformare una disgrazia in un dono.  .