Mamma Natale

Mamma Natale la riconosci subito: è quella che va in ufficio o a fare la spesa con un pezzo di nastro adesivo attaccato al maglione, ricordo delle ultime lotte con la carta da pacchi per incartare tutto nei brevi momenti senza figli e schiaffare ogni cosa nell'armadio.

 

Mamma Natale è quella che ha un posto segreto in un cassetto fuori dalla portata dei pargoli, dove conserva religiosamente tutte le letterine mandate dai figli a Babbo Natale, pure quelle che si è scritta da sola e che alla fine del foglio ospitano uno scarabocchio (ma che per noi è un capolavoro) dei bimbi troppo piccoli per tenere la penna.

 

Mamma Natale è anche quella che magari ha perso il lavoro, e in casa può contare su uno stipendio solo, ma risparmia da gennaio sul resto della spesa per fare un regalo che strapperà un wow ai suoi piccoli. Consapevole che anche quest'anno quella borsa che amava tanto resterà in negozio.

 

Mamma Natale è l'incaricata ufficiale ai regali da parte di tutta la famiglia fino alla settima generazione, e così comprerà doni ai nonni da parte dei nipoti e ai nipoti da parte dei nonni, in un intreccio generazionale degno della miglior telenovela.

 

Mamma Natale è la protettrice della magia del Natale, ed è pronta a frantumare i femori (ma con tutto il suo amore, eh) a ogni adolescente o adulto che provi a dire ai suoi bambini che Babbo Natale non esiste.

 

Mamma Natale qualche volta sotto l'albero non trova nulla da scartare. E a parte il fatto di avere un marito cretino, questa cosa le fa capire quanto ora il suo Natale sia legato alla felicità dei suoi bambini.

 

Insomma, in fondo Mamma  Natale è una specialissima mamma normale: perchè, se togliamo giusto l'albero, quell'amore di cui parla il mondo in prossimità del Natale, noi lo viviamo ogni giorno, da quando ci hanno messo quel bimbo tra le braccia.

 

Brave, Mamme!

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Auguri, mamme!

Auguri alle mamme perfette e a quelle imperfette.


Auguri alle mamme che hanno compagni stupendi, e a quelle che fanno tutto a sole.


Auguri alle mamme che non hanno perso un’ora di sonno, e a quelle che non sanno più cosa sia un’ora di sonno.


Auguri alle mamme che allattano al seno e a quelle che danno il biberon.


Auguri alle mamme super cuoche, e a quelle che sopravvivono a colpi di piadina.


Auguri alle mamme che stanno sui gruppi di whatsapp e a quelle che abbandonano le conversazioni.


Auguri alle mamme ansiose e a quelle rilassate.

 

Auguri alle mamme che il giorno dopo il parto erano un grissino e a quelle che anni dopo sono ancora tonde come un palloncino.


Auguri alle mamme che puliscono sempre e a quelle che non lo fanno quasi mai.


Augurialle mamme lavoratrici e alle mamme casalinghe.


Auguri alle mamme che sanno piangere, a quelle che sanno sorridere e ridere, a quelle che si arrabbiano e poi fanno pace coi figli.

 

E un augurio speciale a tutte quelle che sperano, sognano e fanno sacrifici per diventare mamme: e anche se non hanno un figlio tra le braccia, mamme lo sono già nel cuore.

 

Ognuna è o sarà mamma a modo suo: ma la cosa che abbiamo in comune è l'amore per figli che teniamo tra le braccia, e per quelli che un giorno arriveranno. 


Auguri!

Daniela Zepponi – C'era una mamma

 

 

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Accidenti a Laura Palmer

 

Da qualche giorno sulla mia time line di Facebook continua a comparire il cadavere di Laura Palmer. E pensare che speravo di averlo seppellito 25 anni fa, quando ancora adolescente i miei amici impazzirono per la serie.

 

Erano i fantastici anni '90, la tv aveva sei canali, a casa mia il colore aveva sostituito da non tantissimi anni il bianco e nero. Nessuno di noi aveva cellulari (ovviamente) e il ragazzino che mi piaceva mi chiamava al fisso di casa. Io di straforo guardavo ancora Lady Oscar.

 

Avevo occhiali, capelli inguardabili, lo stile di una che si butta al buio nell'armadio tutte le notti: e popolarità non era il mio secondo nome. Mi piaceva leggere, andavo bene a scuola. Praticamente una reietta. E a peggiorare la situazione arrivò Lynch con il suo maledetto Twin Peaks.

 

Perchè a differenza dei miei compagnai di classe che contavano le ore per piazzarsi davanti alla tv, con il beneplacito dei genitori, a casa mia il divieto fu completo e totale. In nessun caso, disse mio padre, guarderete un telefilm che parla di ragazzine ammazzate.

 

E io, che per il noir ho sempre avuto una passione e già leggevo Poe come non ci fosse un domani, mi sottomisi riluttante. Unica (a parte mia sorella eh) nel globo, a non sapere che minchia fosse successo a Laura Palmer. La mattina dopo ogni puntata, le mie compagne se ne stavano tutte lì a ciuciulare sulle novità della serie. E c'era il poliziotto coi poteri. E c'era Bob: ma chi cavolo era Bob?? E io non potevo nemmeno fare una veloce googlata, non potevo andare su wikipedia in cerca di informazioni. Insomma, ero completamente fuori dal giro.

 

25 anni dopo devo dire che tutti i torti i miei genitori non li avevano: e se guardo quelli della mia generazione, a volte mi chiedo se senza Twin Peaks sarebbero stati più normali. E insomma, ho capito che quello che non uccide, fortifica.

 

Ma la cosa veramente figa, è che adesso ho un'arma fantastica contro la ribellione adolescenziale. Quando Tommaso, a 12 anni, si vedrà negato lo smartphone, e ripeterà come un mantra il “ce l'hanno tutti” potrò dirgli: sappi che tua madre è stata l'unica dell'Universo (sempre insieme a tua zia eh) a non guardare Twin Peaks. E nonostante tutto è ancora qua.

 

Sopravviverai anche tu.

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Se fosse luce, sarebbe bellissimo

Il 9 maggio 1978, mentre io a quasi 5 mesi iniziavo a scoprire il mondo, mia madre ascoltava impietrita la notizia del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani a Roma.

 

Nelle stesse ore Peppino Impastato, venti anni appena, si “Suicidava” con una montagna di tritolo dopo essersi legato sui binari di un treno. Ma questo, dice mia madre, non lo raccontò nessuno. Peppino Impastato, che parlava apertamente di Mafia, che con i parenti mafiosi aveva rotto i rapporti, aveva un fratello giornalista e una madre, Felicia, che non si rasssegnò a far finta di niente. E dopo tanti anni, 22 per l'esattezza, il mandante Gaetano Badalamenti ebbe l'ergastolo.

 

Che successe a Moro, ancora nessuno lo sa con certezza. C'erano dei ragazzotti di buona famiglia, annoiati e sfigati, che invece di spararsi i selfie a testa in giù sui palazzi, come va di moda oggi, iniziarono a sparare alle persone. Le Brigate Rosse, che si dichiaravano amiche degli operai e che gli operai schifavano, divennero il braccio armato di uno Stato deciso a liberarsi di chi lo stava guidando verso il compromesso storico.

 

 

Il 5 maggio 1978, Aldo Moro scriveva alla moglie: «Siamo ormai credo al momento conclusivo... Resta solo da riconoscere che tu avevi ragione... vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della DC con il suo assurdo e incredibile comportamento... si deve rifiutare eventuale medaglia... c'è in questo momento un'infinita tenerezza per voi... uniti nel mio ricordo vivere insieme... vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo.»  

 

Ma quando, quando ci sarà un po' di luce per noi Italiani?

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Cialtroni sentimentali

Il mondo dei nostri sentimenti è una specie di cristalleria. Immaginate una di quelle stanze care alle nonne, dove in ogni angolo sono adagiati ninnoli e piccoli oggetti fragilissimi, che si spaccano solo a guardarli. E ora immaginate un idiota che ci entra a cavallo, con il sorriso sulle labbra e la massima noncuranza, sfascia tutto lo sfasciabile. Un cialtrone sentimentale, insomma. La definizione non è mia, ma di un interessante trattato di sociologia che ho ripreso in mano qualche giorno fa: e penso che sia davvero calzante.

 

Il vocabolario la definisce persona pigra, sciatta, approssimativa, spregevole e volgare. Tiè. Chi non ha avuto a che fare con un cialtrone (o una cialtrona, che la parità in questo campo l’abbiamo raggiunta eccome)? Il cialtrone non si manifesta subito come tale: anzi, finchè non ci sono di mezzo di sentimenti, è una persona simpatica e piacevole. E così noi abbocchiamo alla grande. Il cialtrone in un attimo si spoglia di ogni qualità.

 

Perde immediatamente la capacità di prendere il telefono e scriverti un messaggio o fare una telefonata. Sono convinta che  su Whatsapp ad inventare le spunte blu sia stato un cialtrone sentimentale: perché così puoi abbandonare ogni dubbio sul fatto che non abbia avuto modo di leggere il tuo messaggio. L’ha letto eccome: semplicemente non ha intenzione di spendere un secondo della sua vita per te. Se però ha bisogno di qualcosa, ricompare come se nulla fosse, senza una parola di scusa, senza un mea culpa: si ricomincia da dove ci si era interrotti.

 

Il cialtrone in genere è allergico ad ogni tipo di impegno: fosse anche la programmazione del sabato sera. È tutto un sì, adesso vedo, ti faccio sapere, se per caso il piano A (che non sei tu) e il piano B (che ancora non sei tu) si rivela infattibile, forse ti chiama. E se uno non riesce a programmare il sabato, come cavolo fa a programmare una vita? Il cialtrone sentimentale può osservarti piangere disperatamente senza che la sua faccia di bronzo muova un solo muscolo.

 

Può venire a sapere che la tua famiglia è stata sterminata senza pensare che magari potresti volerlo vicino. Il cialtrone sentimentale ha in genere un egoismo grosso come l’India, e un cuore chiuso a doppia mandata. Niente smuoverà il cialtrone sentimentale: ed è inutile che lo mettete sotto il tappeto, prima o poi risbucherà fuori. L’unico posto adatto per lui/lei è fuori dalla vostra vita: e sbattergli la porta in faccia, ve lo giuro, è il modo migliore in cui potrete iniziare una nuova vita. Quindi keep calm e fatevi un regalo: fuori i cialtroni sentimentali dalla vostra esistenza! Auguri!  

 

 

Ps. Il testo di sociologia che ho citato prima era “Il Diario di Bridget Jones” datato ma sempre attuale!.