La flussimetria: cos'è e a cosa serve

 

In gravidanza si sente spesso parlare della flussimetria e tante di voi sicuramente l’avranno anche fatta, ma vediamo insieme che cos’è, quando va fatta e a che cosa serve.

 

La flussimetria è una tecnica diagnostica basata sugli ultrasuoni che viene fatta verso il termine della gravidanza e permette di misurare la quantità e la velocità del sangue che circola in un determinato vaso sanguigno, questo perché attraverso la valutazione della circolazione materna e della circolazione fetale possiamo determinare la funzionalità placentare e quindi il benessere del bambino.

 

La modalità di esecuzione della flussimetria è analoga all’ecografia, essa sfrutta l’effetto doppler e cioè a seconda delle caratteristiche del vaso stesso e di come fluisce il sangue, il segnale torna indietro con proprietà diverse, la cui analisi permette di capire se il vaso sta funzionando bene o se ci sono dei problemi.

 

Vengono eseguite due tipi di flussimetrie:

 

  • Flussimetria materna: viene effettuata sulle arterie uterine e permette di individuare, selezionare e controllare le gravidanze in cui c’è il rischio di andare incontro a ipertensione gravidica, preeclamsia, diabete, ritardo di crescita endouterina e sofferenza fetale.

  • Flussiemtria fetale: viene effettuata sulle arterie ombelicali e sull’arteria celebrale media, è la tecnica diagnostica più importante per la valutazione dello stato di salute intrauterino del feto. Lo scopo principale è quello di individuare il più precocemente possibile l’eventuale insorgere di un’ipossia cronica e scongiurarne le conseguenze.

Questo tipo di esame può essere ripetuto più volte durante la gravidanza, ma non è indicato di routine per tutte le donne incinte.

 

 

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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Monitoraggio: come funziona?

 

La cardiotocografia (CTG), meglio conosciuta come monitoraggio, è un esame che serve a valutare il benessere materno- fetale a durante la gravidanza, travaglio e parto.

L’inizio del monitoraggio cardiotocografico in gravidanza è variabile nei diversi punti nascita, diciamo che orientativamente, nelle gravidanze fisiologiche, viene fatto per la prima volta intorno alla 39° settimana di gestazione; in caso di gravidanze patologiche può essere iniziato anche diverse settimane prima.

L’apparecchio cardiotocografico è costituito da due sonde: una sonda ad ultrasuoni registra la frequenza cardiaca (cardiografia) e contemporaneamente con un’altra sonda rileva la pressione dell’addome materno misurando le contrazioni (tocografia).

 

Monitoraggio: esame semplice e non invasivo

 

Quello del monitoraggio cardiotocografico è un esame non invasivo e molto semplice, la sua durata varia dai 20 minuti ad un ora, durante i quali futura mamma è seduta su una poltrona o distesa su un lettino.

Durante tutta la durata del monitoraggio attraverso un amplificatore interno dell’apparecchio la mamma può ascoltare il cuoricino del suo bambino.

 

5 i parametri valutati durante il monitoraggio

 

Durante il tracciato sono 5 i parametri che vengono valutati dal ginecologo e dall’ostetrica:

  1. La linea di base: la frequenza cardiaca deve oscillare tra 120 e 160 battiti al minuto;

  2. La variabilità: normalmente è intorno ai 10/15 battiti al minuto. Quando il bambino dorme la variabilità si riduce e in questo caso l’esame viene prolungato per valutare correttamente la frequenza delle pulsazioni;

  3. Le accelerazioni: devono essere presenti, superare i 5 battiti al minuto rispetto alla linea di base e durare più di 15 secondi;

  4. Le decelerazioni: non devo essere presenti perché possono identificare uno stato di ipossigenazione fetale;

  5. I movimenti fetali: devono essere sempre presenti in un tracciato normale.

 

 

Monitoraggio: il sistema più importante per valutare lo stato di salute del bambino

 

Durante lo stadio del travaglio il CTG è molto importante, in quanto permette di controllare come il bambino resiste allo stress indotto dalle contrazioni uterine, verificando sul nascere eventuali complicazioni di ipossia, che potrebbero richiedere poi l’intervento di un taglio cesareo.

Tutt’oggi il monitoraggio cardiotocografico rappresenta un’importante sistema di misurazione che permette al ginecologo e all’ostetrica che effettuano l’esame, di trarre informazioni molto importanti riguardo lo stato di salute del bambino.

 

 

Cose da mamme

Sono mamma (ma anche donna)

Questo articolo nasce da una riflessione fattami da una mamma qualche tempo fa, cioè di come lei notasse che spesso l’umore della sua bambina rispecchiava quello che era il suo di umore; quello che le ho detto in risposta è che il suo accorgimento fosse estremamente vero: i piccoli sentono assolutamente tutto quello che la propria mamma gli trasmette.

 

Viene da chiedersi però come degli esserini cosi piccoli riescano in questa cosa: questo perché anche se non parlano e non hanno il sistema intellettivo già sviluppato, hanno in realtà il sistema sensitivo ed emozionale che invece funziona a mille giri.

 

Delle volte una mamma è indotta a sentirsi in colpa quando vede che il suo umore (quando negativo) si riflette sul suo bambino, e io credo sia molto importante capirne le cause.

Una neo mamma si sente obbligata a sentirsi sempre all’altezza della situazione, cerca di fare mille cose, occuparsi del piccolo, fare la spesa, le faccende domestiche, magari ha anche un figlio più grande che richiede le sue attenzioni, per non parlare comunque di come il fisico di una donna che ha partorito abbia bisogno dei suoi tempi per recuperare.

 

Quello che mi sento di consigliare in questi momenti è cercare di organizzare e vivere le giornate al meglio possibile: farsi aiutare nelle faccende domestiche, delegare le commissioni, in modo da non affaticarsi fisicamente e dedicare cosi le proprie energie a se stessa e al piccolo; se si affrontano giornate difficili emotivamente e psicologicamente è giusto parlarne, non tenere tutto per sè, condividere i pensieri, le emozioni e le tristezze con qualcuno (che sia il marito, la mamma, una sorella o un amica).

 

A mio avviso è importante che una mamma, continui a prendersi del tempo per se stessa, non dimenticarsi che è anche una donna, perciò non perdere le sue abitudini e continuare a coltivare le passioni e quello che le piace fare nel tempo libero.

Bisogna sempre ricordare che volere bene a se stessi è il primo modo per volere bene agli altri, sempre!

 

 

 

Cose da mamme Bebè

Come capire se il bambino prende abbastanza latte

 

Spesso durante il mio lavoro mi capita di osservare come una delle preoccupazioni maggiori delle neo mamme sia quella di assicurarsi che il loro bambino mangi a sufficienza.

La prima cosa che cerco di far capire alle mamme è quella di come è fatto il loro bambino in questi primi giorni di vita e quali sono le sue esigenze.

Un bimbo appena nato, è un cucciolo di uomo, cioè è fatto come noi grandi ma in formato “mignon”, quindi la prima cosa da tenere in mente è che il suo stomaco è piccolissimo e dotato di una limitata capacità (vedi la figura allegata), perciò è normale notare come lui si attacchi poco e spesso, soprattutto nei primi giorni.

 

 

 

Esistono però dei parametri che aiutano la mamma a capire se il suo bambino sta ricevendo abbastanza nutrimento:

 

1. Il bambino bagna tra i 5-6 pannolini al giorno

2. Ha tra le 2 e le 5 scariche di “pupù” nelle 24 ore;

3. Si attacca ogni 2-3 ore al seno, per una durata della poppata che va dai 10 ai 20 minuti o più;

4. Ascolta il rumore della deglutizione quando il bambino è attaccato;

5. Fino ai 4 mesi di vita la crescita settimanale dovrebbe essere tra i 140 e i 220 gr a settimana.

 

 

Se si verifica la presenza di tutti questi segnali, vuol dire che il piccolo riceve sufficiente nutrimento; è doveroso ricordare però che ogni caso è a se, perciò per qualsiasi dubbio è sempre un ottima cosa confrontarsi e farsi consigliare eventualmente da un ostetrica o dal pediatra di fiducia.

Cose da mamme Gravidanza

Mamma, ho perso...le acque!

 

La perdita delle acque o chiamata in termini tecnici rottura prematura delle membrane (acronimo PROM) è quel fenomeno in cui viene a rompersi il sacchetto – o membrana amniocoriale – in cui è contenuto il bambino nella pancia della mamma, con conseguente fuoriuscita di liquido amniotico.

Liquido amniotico, cos'è e a cosa serve

 

Il liquido amniotico è quella “sostanza” in cui è immerso il feto, ed è composto soprattutto da acqua, lanugine, cellule fetali e vernice caseosa. Esso svolge delle importanti funzioni, le principali sono:

  • Proteggere il bambino dagli urti (pressione e compressione);

  • Fare da scudo da germi e batteri;

  • Regolare la temperatura all’interno del sacco amniotico.

Sacco amniotico: quando può rompersi?

 

Questo “sacchetto” può rompersi in diversi momenti: prima della fine della gravidanza (anche in epoche molto precoci), a ridosso dell’inizio del travaglio di parto o a travaglio già avviato; questo fenomeno è del tutto indolore per la donna, l’unico inconveniente è quello di avere l’impressione di essersi fatte la pipì addosso, in quanto in caso di rotturafrancaci si sente bagnate fino alle caviglie.

In altri casi la rottura può definirsi alta e possiamo trovarci di fronte a piccole perdite facilmente scambiabili per urina o perdite vaginali; in questi casi dobbiamo però tenere conto del fatto che in condizioni normali il liquido amniotico è incolore e inodore, a differenza di altre tipologie di perdite, e se ci troviamo di fronte a questo tipo di rottura potrà essere utile applicare un panno di cotone asciutto sullo slip, che controllato a 30 minuti di distanza dall’applicazione, se bagnato, potrà esserci d’aiuto ad identificare la rottura del sacco amniotico.

 

 

Comunque ogni qual volta che si è in dubbio di aver perso le acque è opportuno recarsi in ospedale, a maggior ragione se il liquido che si vede scolare è di colore rosso o verde in quanto è possibile andare in contro a sofferenza fetale, pertanto mamma e bambino devono essere controllati al più presto!