I bambini piccoli fanno sogni grandi

I bambini hanno un modo unico di prepararsi a dormire: è come se partissero per un viaggio pieno di emozioni ed imprevisti, da fare stretti ad un oggetto speciale.

 

C’è chi andrà per mare, abbracciato al delfino di pelouche, chi viaggerà alla scoperta di un castello, mano nella mano con la sua principessa preferita, e chi stretto alla camicia da notte della mamma, vorrà averla vicino persino in sogno.

 

C’è tutto un mondo, dietro alle palpebre trasparenti, dietro ai respiri leggeri e ai capelli adagiati sul cuscino: un grande mondo dove i dinosauri sono cavalli e dove gli arcobaleni sono più numerosi delle gocce di pioggia, dove il cielo è rosa e la terra è blu.

 

Tutti i piccoli sono coraggiosi, nei propri sogni, come vorrebbero esserlo nella vita: e allora salvano mamma e papà dai draghi e volano via con loro sopra a stupende aquile giganti. A volte si fanno incontri speciali, in queste notti: e il nonno conosciuto solo in foto e partito troppo presto diventa il compagno di giochi che qui non è potuto essere, a cui raccontare della bambina dell’Asilo che ci piace tanto.

 

I bambini piccoli fanno grandi sogni, e spesso una gran fatica: un passo dopo l’altro cacciano via la coperta per correre liberi sulla spiaggia, fino a buttarsi in mare e diventare pesci colorati, alla scoperta di tesori nelle navi sommerse. Se ne tornano infine a riva, con le mani piene di sassi colorati da portare all’amico del cuore.

 

I sogni dei bambini sono così preziosi, che alcuni piccoli tengono per tutta notte le mani strette, nel timore di vederseli scappare: e solo al mattino, quando la voce di mamma e papà li riporta piano piano alla realtà, aprono le dita e li osservano volare via, come bolle di sapone iridescenti, ancora pieni delle meraviglie del momento appena passato. .

Daniela, founder e Ceo del sito "C'era una mamma", marchigiana, copy freelance ed esperta di comunicazione, mamma di Tommaso e Matilde.

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Malattia? No, magia!

Un giorno di qualche settimana Tommaso m’interrogava su di una persona che aveva fatto parte brevemente della nostra vita ma che non vedevamo da tempo e mi chiedeva se fosse buona o cattiva. Una domanda schietta da cinquenne: a questa età o si è bianchi o neri. Io dissi la mia e lui asserì, con la massima tranquillità… allora è così, la macchinetta aiuta il tuo cuore a capire come sono le persone. Dopo un attimo di buio mi sono illuminata: stava parlando del mio pacemaker! E sono rimasta senza parole.

 

Da dieci anni ho questo oggetto che mi aiuta a vivere: grazie ad esso sono potuta diventare mamma (vabè anche grazie a mio marito) e godermi tanti giorni…che altrimenti sarebbero finiti troppo presto. Non ne ho mai fatto mistero: ho faticato all’inizio ad accettare una situazione che mi bollava come disabile, ma poi ho capito che non ci può vergognare di una malattia. Non guardo spesso la cicatrice che mi arriva alla spalla, ma non ho permesso che il giorno del mio matrimonio fosse coperta in nessun modo: era parte di me.

 

I miei bambini, fin da piccoli hanno saputo che la loro mamma è bionica ma che devono fare attenzione quando giocano con lei o le tirano pallonate. Una wonder-woman un po’ fragile insomma, che qualche volta si stanca troppo presto e ogni tanto si fa un giro al pronto soccorso: ma poi torna sempre. E ora Tommaso arrivava a darmi questa sua interpretazione della mia malattia: non qualcosa che toglie, ma che dà la capacità di scrutare nell’animo altrui. Non un oggetto che aiuta il mio cuore a battere, ma che lo fa ascoltatore privilegiato dei cuori di chi mi è vicino. Come se io fossi magica.

 

E volete sapere una cosa? Mi ci sono sentita davvero: così magica da meritare (forse) l’amore di un figlio che mi crede la migliore di tutti. E vorrei che ogni mamma potesse sentirsi così: ma lo vorrei soprattutto per quelle mamme malate, che in qualche modo sono state colpite nel corpo, che affrontano ogni giorno una grande fatica, ma continuano a lottare. E a crescere figli speciali, capaci di trasformare una disgrazia in un dono.  .

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L'abbraccio del mattino

Datevi l'abbraccio del mattino.
 
E' meglio di un antidolorifico, scaccia via i sogni brutti, cancella la stanchezza. Anche i bimbi più restii, che non vogliono andare a scuola, con gli occhi pieni di sonno non potranno che sorridere quando li stringerete forte forte.
 
L'abbraccio del mattino ve lo potete dare anche se siete di fretta, che un minuto è sufficiente, e viene ancora meglio se accompagnato da un milione di baci (anche mezzo milione, se proprio siete in ritardo).
 
E sapete cosa rende l'abbraccio del mattino così speciale? E' che vi resta addosso, cambia il colore dei vestiti e la luce della giornata. Cambia l'umore, vi stampa un sorriso in faccia e vi riempie il cervello di endorfine. L'abbraccio del mattino lo potete tirare fuori quando il capo è particolarmente insopportabile o quando i lavori di casa vi hanno davvero stufato: e diventerà quell'attimo di pace in cui tutto è perfetto. Poi mi raccomando, rimettetelo in tasca con attenzione che è prezioso!
 
L'abbraccio del mattino per i nostri bimbi è un dono piccolo, ma nemmeno tanto. E' dire "Qui tra le mie braccia c'è la tua casa" e mettersi cuore a cuore. E anche loro sapranno, qualsiasi cosa succeda durante il giorno, che ci sono 4 braccia speciali, 4 occhi innamorati, pronti a stringerli forte e a dire loro quanto sono speciali.
 
Allora, che ne dite di provare?
Buon abbraccio del mattino a tutte voi!
 
 
 
 
(immagine bankouboev.ru)
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Auguri, mamme!

Auguri alle mamme perfette e a quelle imperfette.


Auguri alle mamme che hanno compagni stupendi, e a quelle che fanno tutto a sole.


Auguri alle mamme che non hanno perso un’ora di sonno, e a quelle che non sanno più cosa sia un’ora di sonno.


Auguri alle mamme che allattano al seno e a quelle che danno il biberon.


Auguri alle mamme super cuoche, e a quelle che sopravvivono a colpi di piadina.


Auguri alle mamme che stanno sui gruppi di whatsapp e a quelle che abbandonano le conversazioni.


Auguri alle mamme ansiose e a quelle rilassate.

 

Auguri alle mamme che il giorno dopo il parto erano un grissino e a quelle che anni dopo sono ancora tonde come un palloncino.


Auguri alle mamme che puliscono sempre e a quelle che non lo fanno quasi mai.


Augurialle mamme lavoratrici e alle mamme casalinghe.


Auguri alle mamme che sanno piangere, a quelle che sanno sorridere e ridere, a quelle che si arrabbiano e poi fanno pace coi figli.

 

E un augurio speciale a tutte quelle che sperano, sognano e fanno sacrifici per diventare mamme: e anche se non hanno un figlio tra le braccia, mamme lo sono già nel cuore.

 

Ognuna è o sarà mamma a modo suo: ma la cosa che abbiamo in comune è l'amore per figli che teniamo tra le braccia, e per quelli che un giorno arriveranno. 


Auguri!

Daniela Zepponi – C'era una mamma

 

 

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Accidenti a Laura Palmer

 

Da qualche giorno sulla mia time line di Facebook continua a comparire il cadavere di Laura Palmer. E pensare che speravo di averlo seppellito 25 anni fa, quando ancora adolescente i miei amici impazzirono per la serie.

 

Erano i fantastici anni '90, la tv aveva sei canali, a casa mia il colore aveva sostituito da non tantissimi anni il bianco e nero. Nessuno di noi aveva cellulari (ovviamente) e il ragazzino che mi piaceva mi chiamava al fisso di casa. Io di straforo guardavo ancora Lady Oscar.

 

Avevo occhiali, capelli inguardabili, lo stile di una che si butta al buio nell'armadio tutte le notti: e popolarità non era il mio secondo nome. Mi piaceva leggere, andavo bene a scuola. Praticamente una reietta. E a peggiorare la situazione arrivò Lynch con il suo maledetto Twin Peaks.

 

Perchè a differenza dei miei compagnai di classe che contavano le ore per piazzarsi davanti alla tv, con il beneplacito dei genitori, a casa mia il divieto fu completo e totale. In nessun caso, disse mio padre, guarderete un telefilm che parla di ragazzine ammazzate.

 

E io, che per il noir ho sempre avuto una passione e già leggevo Poe come non ci fosse un domani, mi sottomisi riluttante. Unica (a parte mia sorella eh) nel globo, a non sapere che minchia fosse successo a Laura Palmer. La mattina dopo ogni puntata, le mie compagne se ne stavano tutte lì a ciuciulare sulle novità della serie. E c'era il poliziotto coi poteri. E c'era Bob: ma chi cavolo era Bob?? E io non potevo nemmeno fare una veloce googlata, non potevo andare su wikipedia in cerca di informazioni. Insomma, ero completamente fuori dal giro.

 

25 anni dopo devo dire che tutti i torti i miei genitori non li avevano: e se guardo quelli della mia generazione, a volte mi chiedo se senza Twin Peaks sarebbero stati più normali. E insomma, ho capito che quello che non uccide, fortifica.

 

Ma la cosa veramente figa, è che adesso ho un'arma fantastica contro la ribellione adolescenziale. Quando Tommaso, a 12 anni, si vedrà negato lo smartphone, e ripeterà come un mantra il “ce l'hanno tutti” potrò dirgli: sappi che tua madre è stata l'unica dell'Universo (sempre insieme a tua zia eh) a non guardare Twin Peaks. E nonostante tutto è ancora qua.

 

Sopravviverai anche tu.