Gravidanza: gli esami del primo Trimestre

Appena si scopre di aspettare un bambino, ci si può trovare in uno stato di smarrimento, ci sono molte domande che passano per la testa sia dal punto di vista emotivo che pratico.

 

Con questo articolo cerchiamo di rispondere ai dubbi pratici che si hanno appena si scopre di essere incinta: che visite devo fare? Quante ecografie? E gli esami del sangue?

 

Gran parte degli esami e delle ecografie della gravidanza sono gratuiti, come sancito dal Decreto Bindi del 1998 (GU n. 245 del 20.10.1998), ma ci sono altri esami richiesti dal ginecologo di fiducia che potrebbe comunque essere richiesti.

 

Elencherò ora gli esami da fare in gravidanza, evidenziando in grassetto quelli passati dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN):

Gravidanza: gli esami del primo trimestre (entro la 13° settimana)

EMOCROMO completo

GRUPPO SANGUIGNO ABO,Rh (D), se non eseguito in funzione preconcezionale

AST (GOT) e ALT (GPT)

VIRUS ROSOLIA ANTICORPI: se IgG negative, ripetere entro la 17ma settimana

TOXOPLASMA ANTICORPI (E.I.A.): se IgG negative ripetere ogni 30-40 gg. fino al parto

TPHA: se non eseguite in funzione preconcezionale esteso al partner

VDRL [RPR]: se non eseguite in funzione preconcezionale esteso al partner

HIV 1-2,  ANTICORPI

GLUCOSIO ES. URINE CHIMICO FISICO E MICROSCOPICO

ECOGRAFIA OSTETRICA

TEST DI COOMBS INDIRETTO: in caso di donne Rh negativo a rischio di immunizzazione il test deve essere ripetuto ogni mese; in caso di incompatibilita’ AB0, il test deve essere ripetuto alla 34°-36° settimana

PT PTT

HCV

HbsAg

Citomegalovirus 

IgG- IgM

Creatininemia

HSV1-HSV2

TSH FT3 FT4

Visita cardiologica con ECG

Pap test (se non effettuato da tre anni Villocentesi (tra la 10+0 e la 12+6)

Traslucenza nucale e BI-TEST.

 

Presto il post con gli esami da fare nel secondo trimestre!

Laureata in ostetricia, ha un master universitario di primo livello: risponde a tutti i vostri dubbi su gravidanza, allattamento e cura del bambino.

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Mastite: sintomi e rimedi

 

La mastite è un infezione batterica della mammella che talvolta insorge nella donna che allatta, può verificarsi anche al di fuori del contesto dell’allattamento, ma durante tale periodo della vita di una donna può palesarsi con maggiore frequenza.

 

Che sintomi ha la mastite?

 

  • Dolore al seno

  • Gonfiore, calore e arrossamento del seno

  • Dolore e bruciore quando si allatta

  • Fuoriuscita di sangue dal capezzolo

  • Febbre superiore a 38°C

  • Malessere generale


Cause della mastite

 

La causa principale di tale infezione è riconducibile ad una stasi del latte nei dotti galattofori, tale da provocare un ingorgo mammario, questo può accadere per varie ragioni, tra cui un cattivo attacco del neonato ed un non frequente attacco del bambino per cui il seno non viene svuotato a sufficienza.

Insieme a questo possono essere presenti sul seno materno delle ferite che potrebbero essere la porta di accesso a quei batteri responsabili dell’infezione stessa.

 

Come curare la mastite?

 

  • Rivolgersi all’ostetrica in modo che possa aiutarti nel correggere il mal attacco del bimbo al seno;

  • Svuotare il seno regolarmente attaccando il bambino spesso , magari effettuando prima impacchi caldo-umidi per facilitare l’allattamento;

  • Bere molto e stare a riposo;

  • Evitare abiti e reggiseni aderenti fintanto che la situazione non sarà migliorata;

  • Rivolgersi al medico nelle situazioni più critiche in modo che possa prescrivere se necessario una cura antibiotica.

 

Purtroppo tale “inconveniente” può accadere durante il periodo dell’allattamento soprattutto con il primo figlio, ma mamme non vi dovete scoraggiare, la mastite si può curare e cosi da continuare questo scambio di nutrimento e amore con il vostro bambino.

 

 

 

Cose da mamme Gravidanza

Disturbi gastro-intestinali in gravidanza

 

 

Ormoni, maledetti ormoni!!!! Non solo ci scombussolano costantemente a livello psichico (gli uomini stanno annuendo), ma anche a livello fisiologico! Prassi infatti che noi donne si soffra di stipsi tanto che chi non ne soffre è vista come una miracolata. In gravidanza poi il bagno diventa un miraggio! Il colpevole? Il progesterone!

 

Beviamo tanta, tanta acqua!

 

Nonostante ci sia poco da fare, la situazione può essere migliorata grazie all’elevato apporto idrico e all’assunzione di una grande quantità di fibra solubile, in particolare quella ad alto peso molecolare ed elevata viscosità come il glucomannano e i semi di lino o di psillio. A contatto con l'acqua, infatti aumentano di volume fino a 30 volte rispetto alla loro forma secca, producendo un gel capace di incrementare la quantità della massa fecale e ammorbidendone il contenuto. Attenzione invece alle fibre non solubili (crusca e simili) in quanto riducono l'assorbimento di oligo-elementi e minerali indispensabili (Fe-Cu-Zn-Ca) e provocano un aggravamento della stessa stipsi o infiammazioni della mucosa intestinale.

 

Acidità gastrica, cosa fare?

 

C’è poi chi, soprattutto nel secondo trimestre, soffre di acidità gastrica. Si consiglia di masticare lentamente e preferire tanti spuntini leggeri e frequenti che un pasto pesante e difficile da digerire. Evitare alimenti ricchi in grassi, aromatizzati, acidi e quelli che fermentano (salsa di pomodoro, formaggio fuso, farinacei, cioccolato, aceto, cavolo, broccoli, the, caffè, bevande gassate). Spazio invece a banana, riso integrale e alimenti ricchi in vitamina B1 e B2 (uovo, ananas, lievito di birra, nocciole, grano saraceno). Attenzione allo yogurt e allo zucchero bianco. Alleviano sul momento, ma non sono particolarmente digesti ed acidificano a lungo termine. Prima di coricarsi è consigliabile una tazza di latte caldo con un cucchiaio di miele oppure tisane di menta, finocchio, malva, liquirizia (solo se non si soffre di pressione alta), camomilla e anice.

Cose da mamme Gravidanza

La placenta

 

La placenta è quell’organo a forma di disco, di circa 15-20cm di diametro e di circa 500gr di peso, che è adeso alla parete uterina e durante la gravidanza ha la funzione di nutrire, proteggere e sostenere la crescita del bambino.

Ha una faccia materna e una faccia fetale, i cui vasi non entrano mai a contatto, ma effettuano i lori scambi metabolici e gassosi attraverso la barriera placentare.

Il feto e la placenta sono collegati tra loro attraverso il cordone ombelicale, mentre l’organismo materno comunica con la placenta attraverso delle insenature cariche di sangue, chiamate lacune placentari.

 

Placenta: quali funzioni svolge?

 

Ci sono altre numerose funzioni che la placenta svolge:

  • Depura e regola i liquidi corporei del feto;

  • Permette il passaggio di anticorpi e protegge l’ingresso da numerosi patogeni e sostanze dannose nel sangue fetale (ma non tutte, occhi quindi ad alcuni farmaci, alcuni virus, all’alcol e alla nicotina);

  • Permette l’ingresso dell’ossigeno e allontana l’anidride carbonica;

  • Fornisce al feto i nutrienti fondamentali come il glucosio, i trigliceridi, proteine, acqua, vitamine e sali minerali che sono presenti nel sangue materno;

  • Produce numerosi ormoni come il progesterone, gli estrogeni, la prolattina e la gonadotropina corionica.

 

Placenta: com'è posizionata?

 

La placenta può assumere diverse posizioni all’interno dell’utero: può essere anteriore, posteriore, fundica, ma delle volte può assumere una condizione patologica, si può collegare in basso a livello dell’orifizio uterino interno e si chiama placenta previa (che rende necessaria la nascita del bambino attraverso taglio cesareo), in molti casi la placenta poi nel corso della gravidanza con la crescita dell’utero risale, fino ad assumere una condizione non più patologica; per effettuare una corretta diagnosi della placenta previa è necessaria controllare la sua posizione intorno alla 35-36° settimana.

La valutazione del corretto funzionamento della placenta avviene: controllando la regolare crescita fetale, se c’è una corretta quantità di liquido amniotico, la flussimetria dell’arteria ombelicale e la flussimetria delle arterie uterine.

Durante la gravidanza al controllo ecografico alla placenta viene assegnato un grado, che si distingue da un numero da 0 a 3: 0 è la placenta con aspetto omogeneo e 3 è la placenta con presenza di calcificazioni, perciò invecchiata.

 

Può accadere (per fortuna raramente) che durante la gravidanza la placenta si stacchi dalla parete uterina prima del tempo, ci troviamo di fronte a un evento grave che si chiama distacco di placenta, che può mettere a rischi la salute di mamma e bambino, solitamente da come sintomatologia un’abbondante perdita ematica rosso vivo, perciò se vi trovate di fronte a tale evento recatevi immediatamente nel punto nascita più vicino a voi.

Cose da mamme Gravidanza

Nausea in gravidanza: come combatterla?

 

In pole-position tra i disturbi più comuni durante la gravidanza, soprattutto nei primi tre mesi, troviamo nausea e vomito.

 

Nausea in gravidanza: tutta colpa degli ormoni

 

A me è capitato con la seconda gravidanza. I colpevoli sono gli ormoni, in particolare la gonadotropina corionica umana (HCG). La sua quantità tende ad aumentare in modo assai consistente fino al terzo mese di gravidanza, per poi diminuire e infine stabilizzarsi (intorno alla sedicesima settimana di gestazione) fino al momento del parto.

 

Di conseguenza, già intorno alla dodicesima settimana, la nausea si attutisce fino a scomparire, anche se in alcuni casi può durare per tutti i nove mesi. La credenza popolare accusa invece i capelli del nascituro. Sebbene non ci creda devo ammettere che Matilde è nata con tantissimi capelli!

 

Nausea in gravidanza: limone e acqua frizzante

 

Augurandovi di non soffrirne vi propongo qualche dritta per mandare questi disturbi in ultima fila! Nonostante sembri un paradosso è l’acqua che normalmente potrebbe stimolare il vomito. Bere acqua frizzante invece, con l’aggiunta di un po’ di limone spremuto, aiuta a combatterla. Il limone ha infatti un alto potere digestivo, basta succhiarne una fetta appena si avverte il senso di nausea.

 

Nausea in gravidanza: fate colazione a letto

 

Anche la menta ha la sua stessa caratteristica. Importante poi è la gestione dei pasti; in gravidanza la nausea si accentua con la fame, per questo motivo si consiglia di fare più pasti al giorno con cibi nutrienti piuttosto che tre pasti sostanziosi. La nausea mattutina va combattuta prima di alzarsi dal letto facendo uno spuntino a base di carboidrati, ad esempio cracker secchi, fette biscottate, dolci di riso, pane tostato. Evitare invece le bevande che aumentano l’acidità dello stomaco come il caffè e la spremuta d’agrumi. Inoltre uno studio del 2011 ha scoperto che lo zenzero combatte la nausea in gravidanza e riduce anche gli episodi di vomito.

 

(fine prima parte)